Identità


Si ritiene comunemente che ognuno di noi abbia un’identità, cioè abbia qualità tali da distinguersi da tutte le altre entità, di qualunque genere siano, abbia cioè caratteri assolutamente peculiari. L’uomo del XXI secolo è ormai abituato a possedere una carta d’identità in cui la caratterizzazione dell’individuo viene operata tramite dati detti generalità (nome, cognome, data e luogo di nascita), professione, tratti somatici e altro.
Anzitutto ci interroghiamo se esistenza e identità vadano assieme. Leibniz nel XVI secolo affermava di sì. Con il suo principio logico degli indiscernibili, il filosofo tedesco asseriva l’impossibilità della coesistenza di due enti che presentino in tutto e per tutto le medesime caratteristiche, e che dunque ogni ente abbia una propria identità (così diceva anche Tommaso d’Aquino a proposito delle entità angeliche, ognuna delle quale costituirebbe una specie irripetibile). La sua opinione è sicuramente influenzata dagli studi matematici: in un sistema di equazioni, nel momento in cui si impone un’uguaglianza fra due termini in una delle equazioni, il primo e il secondo membro risultano completamente interscambiabili nelle altre (metodo di sostituzione). Inoltre, due figure geometriche sono uguali se la prima può essere perfettamente sovrapposta alla seconda- diventando cioè una figura unica.
Tuttavia esistono miliardi di miliardi di atomi di ferro, è scientificamente provato che presentino le stesse caratteristiche in tutto, e dunque sono la medesima realtà; nondimeno, numericamente rimangono miliardi di miliardi ognuno nella propria singolarità. Nonostante funzioni a livello logico-matematico, il principio degli indiscernibili di Leibniz si rivela dunque non valido nella realtà? Se fra i predicati di un ente, o caratteristiche, includiamo anche la posizione spaziale in un determinato tempo, saremmo indotti a dire di no: ogni atomo di ferro in questo istante occupa uno spazio differente, presenta quindi una caratteristica che lo rende peculiare e gli conferisce identità.
Ma torniamo all’essere umano per il quale, nonostante sia un aggregato di atomi, il discorso si rivela più complesso. Sono veramente i dati inseriti nella carta d’identità i caratteri che rendono un individuo irripetibile? Potremmo facilmente ammettere la possibilità che nello stesso giorno, nello stesso luogo sia nata una persona a cui sia stato dato il mio stesso nome; dunque le generalità non costituiscono l’elemento veramente caratteristico di un individuo (anche per il solo fatto che essi non siano altro in realtà che numeri e parole che designano tempi e spazi esterni al soggetto).
Possono essere i tratti somatici ciò che conferisce a ciascuno una propria identità? Effettivamente sì, persino i gemelli monozigoti presentano differenze, sin dalla nascita (come le impronte digitali) oppure maturate durante il corso della vita.
E proprio la nostra storia, il nostro percorso in questo mondo, ma anche le nostre emozioni, i nostri desideri e i nostri pensieri costituiscono altri fattori che contraddistinguono anche i gemelli all’apparenza più simili. Nessuno può infatti condividere una vita completamente identica con un altro individuo, e potremmo addurre molteplici argomentazioni a sostegno (prime fra tutte le differenze fisiche, e il fatto che non si possa occupare la stesso spazio nel medesimo tempo).
Tuttavia, le ultime scoperte cosmologiche, sebbene non si abbia la certezza scientifica, sembrano condurre sempre più ad affermare l’esistenza di universi paralleli, in un numero potenzialmente infinito e di diversi tipologie. La moderna teoria delle stringhe, nella quale si tenta la conciliazione fra meccanica quantistica e la relatività di Einstein e in cui ripone fiducia una cospicua parte dei maggiori fisici a livello mondiale, prevede ad esempio l’esistenza di un numero non precisato di universi nel nostro stesso spazio-tempo. Questa è soltanto uno dei diversi generi di universi paralleli che gli scienziati ritengono possibili, generi che non si escludono necessariamente a vicenda ma possono coesistere. L’esistenza di universi paralleli porterebbe non solo a riconoscere l’esistenza di leggi fisiche differenti da quelle del nostro universo, ma anche altre potenzialmente infinite copie di noi e di tutto il resto. In questo numero, nella grande maggioranza dei casi le nostre vite sarebbero, anche a livello infinitesimale, differenti, ma potrebbe accadere che si ripresentino assolutamente uguali. Se lanciamo un dado infinite volte, infatti, qualsiasi combinazione si ripresenta infinite volte. Leibniz si dimostra ancora una volta esser stato un acutissimo pensatore, avendo individuato nella sua Teodicea la possibilità di mondi paralleli nel complesso dei quali si realizza ogni possibilità logica, che non violi cioè le leggi fisiche. Ciononostante, nel caso tutto ciò venisse comprovato, esiste una grande probabilità che questo effettivamente non rappresenti il migliore dei mondi possibili.
Se la scienza un giorno arriverà a confermare tali teorie, l’umanità intera affronterà la più grande rivoluzione della storia, e la filosofia dovrà cimentarsi nuovamente in tematiche quali anche il concetto di identità, e a quel punto, se possa esso sussistere ancora o meno.

Manuel Lolli IV A Liceo Classico ‘Galileo’ Firenze